Sono stato oggi al guna Beach e, onestamente, raramente mi è capitato di imbattermi in una gestione tanto miope, arrogante e incapace sotto ogni punto di vista imprenditoriale. Partiamo dai “dettagli”: 5 euro per parcheggiare nel nulla assoluto (nessun servizio incluso), 2 euro per una bottiglietta d’acqua e 5 euro per una birra. Fin qui, nulla di nuovo nel panorama delle fregature estive italiane. Ma il vero apice dell’inadeguatezza è stato toccato quando il proprietario ( un certo Max) — un signore che evidentemente non ha ben chiaro né il concetto di ospitalità né quello di lungimiranza imprenditoriale — si è presentato mentre giocavamo a beach volley, chiedendo 20 euro per un’ora e mezza di utilizzo campo, come se fossimo a Miami Beach e non su una spiaggia del Sud Italia. Ora, mi chiedo: ma un minimo di intelligenza commerciale, no? Eravamo 30-40 ragazzi che, in pieno sole, giocavano e si divertivano. La metà di noi avrebbe consumato qualcosa dopo, anche solo per idratarsi (a 2 euro l’acqua, ti fai i conti). Ma no, troppo complicato da capire per chi confonde “business” con “speculazione da quattro soldi”. Il vero imprenditore valorizza la presenza della clientela, la trasforma in fidelizzazione, crea un ambiente accogliente in cui la gente desidera tornare. Qui, invece, l’unico obiettivo sembra quello di spremere il cliente come un limone, con la presunzione di farlo passare pure per un favore. Chi gestisce un’attività ricettiva dovrebbe avere almeno due neuroni che collaborano: uno per pensare ai profitti e uno per pensare al cliente. Qui mi sembra difficile credere che funzionino ambedue. E non è una questione di 20 euro, ma di mentalità: quella del piccolo tiranno da spiaggia, che vede ogni occasione come un modo per fare cassa al volo, senza una minima visione strategica, senza saper distinguere un “servizio” da una “tassa”, e senza comprendere che la reputazione conta più del guadagno momentaneo. Il campo da beach volley, tra l’altro, era tutto tranne che curato: sabbia piena di sassi, rete sgangherata, nessun cartello con regolamenti o tariffe visibili. Ma anche se fosse stato perfetto, la gestione resta semplicemente grottesca. Chiedere soldi in quel modo, senza preavviso, a chi stava già giocando — quasi come se ci stessimo approfittando — è scorretto, maleducato e offensivo. Guna Beach, nei giorni infrasettimanali, deve molto alla presenza di campi da beach volley: sono loro a portare le persone, a creare comunità, movimento, consumi. Senza quello, probabilmente il posto resterebbe molto più vuoto. E invece di valorizzare questa dinamica, l’hai trattata come un abuso da punire. Aggiungo un pensiero per il titolare: forse sarebbe il caso di rileggere un paio di definizioni sul dizionario. “Imprenditore”: colui che organizza e gestisce un’attività economica assumendosene il rischio con l’obiettivo di creare valore. “Businessman”: persona che sa fare affari in modo etico, lungimirante e sostenibile. Lei, al massimo, sta gestendo una versione moderna del “gabelliere” del Medioevo, con l’unica differenza che oggi esistono le recensioni online. Chiudo con una riflessione semplice: un luogo, per quanto bello, non vale nulla se è gestito senza visione, rispetto e intelligenza emotiva. E oggi, Max, hai dimostrato di non avere né l’una né l’altra. Se vuoi continuare a chiamarti “imprenditore”, inizia a comportarti come tale. Perché oggi, hai perso molto più di 20 euro.
Lido ormai da diversi anni poco curato (anche se sponsorizzato da BMW)…Ristorante con piatti non all'altezza dei prezzi richiesti…Sdraie & ombrellone 40-60€…Doccia 1€…Staff discreto…Scogli sporchi…A chi piace spendere qualcosa in piu rimarrà deluso…Non lo consiglio, in zona si trova di molto meglio…