Grotto Sbardella è vicinissimo alla Chiesa Parrocchiale dei Santi Simone e Giuda Taddeo Apostoli. Gli ospiti non amano molto il liquore di questo ristorante.
Visita: giugno ‘21. Partiamo dall’aperitivo: un rosé ticinese definito tre volte buono. Attendiamo a tutt’oggi che ci venga servito. Scelta del vino: Ia proposta dei vini non è molta, tuttavia ben curata, presenti persino dei piccoli cantinieri ticinesi a quasi chilometro zero. Bravi. Optiamo per un Pinot Noir cantina Kettmeir, di nostra conoscenza, veniamo avvisati che viene tenuto al fresco. In realtà la degustazione al calice risulta impossibile visto che è decisamente troppo, esageratamente freddo. NB.La temperatura di servizio oscilla tra i 18 e 20 gradi. Menù. La carta si limita a pochi piatti, non un male necessariamente. Per 13 persone vengono serviti 4 taglieri di media-piccola dimensione (uno di noi è vegetariano) con sottaceti e tre assaggi di formaggio, affettati nella norma, scarseggia il servizio del pane che viene richiesto a 4 riprese. Risotto allo zafferano, brasato di aletta e stinco i piatti più gettonati. Buoni tutti e tre, la carne in particolare. Le note dolenti riguardano i contorni, al Grotto Sbardella vengono servite le patatine fritte che sono sur-ge-la-te! (vuote all’interno) Viene portata della polenta non richiesta malgrado le rimostranze del cameriere, sotto forma di 5 palline di gelato, coreografiche, ma che si raffreddano nel giro di un minuto. Il cameriere porta allora rapidamente le patate al forno richieste inizialmente. Ben dorate esteriormente, ma ahi noi semi crude all’interno. Mi viene chiesto se era tutto buono, “si, grazie, ottima la carne, pa parte le patate semi crude.” La risposta è raggelante: (vedi il vino) “Noi le serviamo così.” ... (???) Dessert: due scelte, panna cotta e bavarese. Possibilità di guarnire con mirtilli e lamponi. Chiediamo in diversi la possibilità di uno zabaione trovandoci in un grotto storico della zona. La cameriera ritorna, la cucina non lo prevede. Opto per una scodellina solo di mirtilli e more. La cameriera ritorna e ci dice che non è possibile; i frutti di bosco sono esclusivamente da considerare come decorazione e se la clientela li richiedesse rimarrebbero senza (sono circa le 23.00 e oramai pochissima è la clientela.) Niente dessert, meglio stare leggeri. Amari: il cameriere annota anche in questo caso le ordinazioni che sono dieci. Ebbene le grappe di pera sono due invece di una e manca all’appello un limoncello. Nessun appunto questa volta, non vorremmo apparire pedanti... Si paga e si va. La colpa dell’improponibile servizio è nostra, non dovevamo prenotare in 13.